Un cammino di cittadinanza, incontro e crescita: CIVES
Un racconto che unisce: CIVES il documentario
La collaborazione con l’Istituto “Cellini–Tornabuoni” ha dato vita a un documentario realizzato insieme agli studenti dell’indirizzo servizi culturali e dello spettacolo.
Telecamere, microfoni, interviste e riprese non sono stati solo strumenti tecnici, ma ponti di dialogo: i ragazzi hanno potuto raccontarsi attraverso immagini e parole, mentre gli studenti italiani hanno scoperto mondi che avevano accanto ma non vedevano.
Il simbolo del documentario è un gomitolo: fili che si intrecciano, proprio come le vite dei giovani coinvolti.
Guarda il documentario:
CIVES è più di un progetto: è un percorso che prende per mano giovani arrivati da lontano e li accompagna nel diventare cittadini consapevoli, adulti autonomi e persone capaci di sentirsi parte della comunità in cui vivono.
È un viaggio fatto insieme a tutrici e tutori volontari che, con tempo, ascolto e cura, diventano per questi ragazzi ciò che spesso è mancato lungo il loro cammino: una presenza affidabile, un punto di riferimento, qualcuno che crede in loro.
Finanziato dalla Fondazione Carlo Marchi e attivo per tutto il 2025 sul territorio toscano, CIVES nasce dalla volontà di unire educazione civica, inclusione sociale ed esperienze concrete, offrendo ai minori stranieri non accompagnati (MSNA) strumenti, esperienze e relazioni significative per affrontare la vita adulta con più serenità e consapevolezza.
Un progetto con un obiettivo semplice e ambizioso: trasformare l’inclusione in esperienza reale, vissuta, condivisa.
Un progetto che mette al centro le persone
Oltre 120 giovani sono stati coinvolti nelle attività: ragazzi provenienti da 12 Paesi diversi, giovani in istituto penale minorile, studenti delle scuole del territorio.
Accanto a loro, circa 40 tutrici e tutori volontari hanno scelto di dedicare tempo, energie ed emozioni per essere punti di riferimento e presenze stabili.
CIVES ha creato spazi dove sentirsi accolti e ascoltati, dove il confronto diventa naturale, dove si impara senza giudizi.
Spazi dove i ragazzi possono scoprire che la cittadinanza è prima di tutto una relazione: con gli altri, con il territorio, con se stessi.
Un progetto che mette al centro le storie, non solo i bisogni
Dietro ogni ragazzo ci sono una storia, un viaggio, una nostalgia e un sogno.
CIVES lo riconosce e costruisce intorno a loro un percorso che non si limita a “insegnare”, ma invita a vivere l’educazione come scambio, partecipazione e relazione.
In ogni attività – che sia una visita a un museo, un laboratorio artistico, una giornata nella natura o una semplice chiacchierata – si crea un terreno nuovo: un luogo dove le differenze diventano ponti, dove ci si può raccontare senza paura, dove l’altro smette di essere “straniero” e diventa compagno di strada.
I ragazzi coinvolti provengono da 12 Paesi diversi e portano mondi interi sulle spalle: lingue nuove, traumi, speranze, responsabilità precoci.
CIVES è per loro un’occasione di alleggerire quel carico e di trovare adulti e coetanei pronti ad ascoltarli davvero.
Relazioni che fanno da bussola
Il cuore del progetto è la rete dei tutori volontari. Uomini e donne che scelgono di essere presenti, di accompagnare, di guidare con discrezione e rispetto.
Grazie alla formazione dedicata, imparano a muoversi tra culture diverse, a gestire conflitti, a comunicare in modo interculturale, a sostenere emotivamente ragazzi che spesso non hanno nessuno nel loro cammino in Italia.
Per molti tutori, CIVES è diventato un luogo di crescita profonda: un contesto in cui si impara a ridurre le distanze, a riconoscere difficoltà invisibili, a essere adulti consapevoli nella vita di chi non ha vicino la famiglia.
Cinque direzioni per crescere
CIVES si sviluppa lungo cinque percorsi integrati, che toccano tutte le dimensioni della vita di un giovane in cammino verso l’autonomia:
1. Educazione civica e legalità
Attraverso laboratori, visite, incontri e tirocini, i ragazzi hanno scoperto come funzionano le istituzioni, quali sono i loro diritti, i doveri, le regole della convivenza.
Visitare Palazzo Vecchio o partecipare a un’uscita a Barbiana ha trasformato concetti astratti in esperienze concrete.
2. Educazione affettiva e sessuale
Un percorso delicato e fondamentale, sviluppato in modo interculturale e rispettoso, che ha coinvolto ragazzi e tutori.
Consenso, emozioni, identità, prevenzione: parole che spesso non trovano spazio nelle storie dei giovani migranti e che qui diventano strumenti di crescita e dialogo.
3. Educazione ambientale
Dalle uscite in natura alle visite nei parchi storici, dall’osservazione dell’Arno alla scoperta delle energie rinnovabili, i ragazzi hanno sperimentato il rispetto per l’ambiente come gesto quotidiano, concreto, possibile.
4. Educazione digitale
Incontri dedicati ai rischi e alle opportunità del web, alle truffe online, al cyberbullismo, alla privacy, ma anche alle procedure amministrative digitali come SPID e prenotazioni online.
Per molti è stato un vero salto verso l’autonomia.
5. Una rete di adulti di riferimento
I tutori volontari rappresentano un faro nel percorso dei ragazzi.
Grazie alla formazione e agli incontri di gruppo, hanno potuto condividere difficoltà, risorse e strumenti per accompagnare con consapevolezza.
Esperienze che cambiano lo sguardo
CIVES ha costruito un mosaico di attività che hanno coinvolto mente, cuore e corpo:
Musei come luoghi di cittadinanza
Bargello, Palazzo Pitti, Palazzo Vecchio, la Specola, la Villa Medicea di Pratolino: luoghi del patrimonio culturale diventano spazi dove sentirsi parte della storia collettiva.
Dragon boat: remare insieme verso lo stesso futuro
Le uscite sull’Arno hanno insegnato coordinazione, fiducia e forza di gruppo.
Per alcuni ragazzi, dopo viaggi difficili in mare, tornare su una barca in modo sicuro e condiviso ha significato molto più di un’attività sportiva.
Barbiana: camminare dentro la Costituzione
La visita a Barbiana è stata un’esperienza intensa, un cammino fisico e simbolico lungo il “Sentiero della Costituzione”. I ragazzi hanno ascoltato la storia di Don Milani, visitato i luoghi della sua scuola e incontrato chi quella realtà l’ha vissuta davvero. Un momento che ha trasformato articoli e principi in emozioni vive, mostrando cosa significa essere cittadini consapevoli e responsabili.
Educazione affettiva e sessuale: un linguaggio comune
Il percorso dedicato all’affettività ha creato uno spazio sicuro per parlare di emozioni, consenso, identità e relazioni. Grazie a un approccio interculturale e rispettoso, ragazzi e tutori hanno potuto confrontarsi su temi spesso considerati tabù, scoprendo nuovi modi per ascoltarsi e comunicare. Un’esperienza di crescita condivisa che ha rafforzato fiducia e consapevolezza.
Relazioni che guidano e sostengono
Gli incontri dedicati al ruolo dei tutori hanno permesso di approfondire strumenti relazionali, gestione dei conflitti e comunicazione efficace. Nei gruppi ristretti, tutori e professionisti hanno condiviso storie, dubbi e successi, costruendo una rete di sostegno reciproco. Dal loro confronto è nata una bussola preziosa per accompagnare i ragazzi nel modo più attento e rispettoso possibile.
L’arteterapia in istituto penale minorile
Colori, pennelli, tele: strumenti semplici che diventano voce, libertà, possibilità.
Le opere realizzate hanno dato vita a una mostra collettiva, un ponte tra dentro e fuori.
La mostra alle Piagge: quando l’arte apre varchi
Le opere realizzate dai ragazzi dell’Istituto Penale Minorile hanno trovato spazio in una mostra collettiva aperta alla comunità. Colori, simboli e immagini hanno raccontato ferite, desideri e speranze, permettendo ai giovani autori di sentirsi visti e accolti “oltre il muro”. È stato un dialogo silenzioso ma potente tra chi crea e chi guarda, un ponte tra percorsi diversi.
Laboratori creativi e tipografia
Parole come “futuro”, “cura”, “insieme”, “speranza” sono state scelte dai ragazzi e dagli adulti, composte a mano con caratteri mobili e trasformate in stampe che parlano di desideri e identità.
Tirocini e orientamento al lavoro
Dalla pasticceria ai centri estivi, fino ai colloqui con aziende della grande distribuzione: esperienze che hanno permesso a diversi ragazzi di avviare percorsi professionali concreti e carichi di speranza.
Teatro come lente sulla realtà
Spettacoli dedicati all’ambiente, al lavoro, alla migrazione hanno permesso di riflettere insieme su temi complessi in modo accessibile e coinvolgente.
Villa Demidoff a Pratolino: il parco come spazio di racconto
L’uscita a Villa Demidoff, tra riprese video e attività condivise, ha riunito studenti del Cellini e MSNA in un’esperienza creativa e leggera. Nel verde del parco sono nate collaborazioni spontanee, interviste, giochi e riprese che hanno dato forma al racconto collettivo del progetto. Un luogo aperto che ha permesso ai ragazzi di incontrarsi davvero, oltre le parole e le differenze.
Impatto, risultati e cambiamenti
CIVES ha generato risultati concreti e profondi:
maggiore consapevolezza dei diritti e dei doveri civici
crescita dell’autonomia personale e digitale
creazione di legami di fiducia tra giovani e tutori
riduzione dell’isolamento sociale
sviluppo di competenze lavorative e relazionali
aumento della sensibilità interculturale nelle scuole e nella comunità
rafforzamento del ruolo dei tutori volontari e della rete degli adulti di riferimento
Per i ragazzi detenuti, la possibilità di vedere le proprie opere “uscire” oltre le mura del carcere ha rappresentato un momento di dignità preziosa.
Le sfide che ci aspettano
Il percorso non finisce qui.
CIVES guarda avanti, perché molto resta da fare:
garantire continuità dopo i 18 anni
rafforzare la tutela volontaria e sociale
superare i pregiudizi che circondano i MSNA
sostenere i tutori nel loro ruolo quotidiano
costruire percorsi personalizzati e realmente interculturali
proteggere i giovani dai rischi di devianza
creare modelli replicabili e sostenibili nel tempo
Sono sfide complesse, ma anche opportunità per costruire una società più giusta, più attenta e più capace di accogliere.
CIVES è tutto questo
È un luogo di incontro.
Una comunità in movimento.
Un progetto che dà voce a chi spesso non ne ha.
Un cammino condiviso, fatto di cura, pazienza, scoperte e legami che restano.
È la prova che quando i giovani incontrano adulti capaci di esserci, interazione diventa una parola viva, concreta.
E che ogni storia, anche la più fragile, può trovare spazio per crescere, se qualcuno la accompagna con rispetto e fiducia.