Mio fratello che guardi il mondo

Sabato 1 giugno, nel pomeriggio, la nostra associazione è intervenuta al convegno “Mio fratello che guardi il mondo”, in programma a Fraternità di Romena Onlus a Pratovecchio (AR) l’1 e il 2 giugno.
Durante i due giorni sono stati affrontati i temi del rapporto con l’altro, dell’accoglienza, della diversità, del modo in cui viviamo questo tempo di migrazioni, ma anche di come ci poniamo di fronte a ciascun altro essere umano.
Sabato ci sono stati Nicoletta Ferrara di Treviso protagonista con la sua famiglia di una singolare esperienza di accoglienza a 6 giovani migranti africani, l’ex sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini. La domenica sono intervenuti Vidur Bharatram, pronipote del Mahatma Gandhi e animatore di tante iniziative per la pace; il giornalista Domenico Quirico (autore di numerosi reportage sulle migrazioni e a suo tempo rapito dall’Isis) e Agnese Moro, figlia dello statista ucciso dalle Brigate Rosse.
Per la nostra associazione è stata l’occasione per far conoscere la figura del tutore volontario.
Sul palco per l’associazione sono intervenuti Rosanna e Francesco per parlare della figura del tutore volontario di minori stranieri non accompagnati e per parlare della loro esperienza.
Francesco è stato il primo tutore volontario della Toscana e racconta così la propria esperienza: “Il primo giorno in tribunale, per la prima nomina, avevo paura. Il primo giorno che ci siamo visti con il ragazzo di cui avevo avuto tutela, ci siamo detti soltanto ciao. Da lì è cominciato un percorso che ha portato ad un rapporto bellissimo.
Questi ragazzi, se trovano fiducia in chi hanno davanti, non hanno problemi a confrontarsi con una persona adulta che li vuole aiutare e sostenere. Avere questi ragazzi inseriti nella società fa bene anche a noi.”
È davvero un’esperienza accessibile? Massimo Orlandi lo chiede a Rosanna:
“ Io posso dire oggi, dopo le paure iniziali, che davvero lo è.
Ci sono tante istituzioni che girano intorno al ragazzo ma il tutore sono io e ho il compito di vigilare affinché il suo percorso sia rispettato e sia il più adatto a lui.
Noi non condividiamo la quotidianità della casa ma possiamo costruire dei rapporti preziosi con loro. Che possono continuare anche dopo il raggiungimento della maggiore età.
Se volete fare qualcosa, ma non avete la possibilità di ospitare questi ragazzi, quella del tutore volontario può essere un’esperienza straordinaria.
Nell’immaginario i minori stranieri non accompagnati sono bambini in realtà sono giovani tra i 16 e i 17 anni. Il nostro ruolo non è fare le cose, per questo spesso ci sono le istituzioni, ma vigilare e contribuire a costruire il loro futuro. E in questo possiamo fare la differenza”
La conclusione spetta a Rosanna, sulla bellezza del diventare tutore volontario:
“È un rapporto tra persone, loro sono minori ma sono grandi per la vita che hanno già vissuto. Nella mia vita ho fatto volontariato in altre forme e nessuna l’ho vissuta con tale intensità”.
Queste esperienze ci insegnano che le gocce possono fare la differenza.

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